Biografia
Report from russia

Report from Russia

A seguito di quattro viaggi di lavoro in Russia, attingendo dai vari diari che ho scritto e dalla memoria, descrivo cronologicamente le mie “disavventure”, rimanendo assolutamente fedele alla realtà, ovviamente osservata dal mio punto di vista

Primo viaggio

L’incarico è semplice: devo affiancare Francesco, esperto carpentiere, ma meno esperto a viaggiare e a districarsi con le lingue. Francesco ha circa 65 anni, veneto conservatore, tutto casa fabbrica e chiesa, non dovrebbe più lavorare, ma non riesce a staccarsi dalla fabbrica che ha creato.

L’ho incontrato e conosciuto all’aeroporto di Francoforte dove assieme abbiamo preso il volo per Rostov (Russia meridionale, Mar Nero), destinazione finale Taganrog, dove dovremo stare due settimane.

Arriviamo a Rostov col buio e alla dogana impatto subito con i controlli Russi: la poliziotta osserva più volte il passaporto e si allontana, passano i minuti, torna con un collega e mi fa intendere che ho strappato una pagina!? Guardo e in effetti si vedono dei pezzettini di carta strappata che lo fanno pensare; allora mi ricordo che alla questura staccano una specie di cedola rilegata tra le pagine, cerco di spiegarlo (parlano solo Russo) alla fine mette tutto a posto la numerazione riportata sulle pagine del passaporto che non può lasciare dubbi.

Mi consegnano la “immigration card”, assolutamente da non perdere, documenterà i luoghi di permanenza in Russia e deve assolutamente essere riconsegnata alla uscita dalla nazione.

Adesso sono veramente in Russia, una corsa nella notte su un furgone che ci porta dall’aeroporto alla città di Taganrog che dista 100 Km., cena (sbagliata) nel primo ristorante e a dormire nell’accogliente “hotel Taganrog”.

Alla mattina alle 8,00 un minibus è ad attenderci fuori dall’hotel con Svetlana (la traduttrice che ci affiancherà per tutto il periodo), destinazione fabbrica.

La fabbrica

E’ una acciaieria di dimensioni enormi, occupa più di 10.000 addetti, è piazzata in fronte al mare per svariati chilometri, ho letto su internet che Taganrog è il principale porto della marina militare Russa e l’ingresso in fabbrica sembra l’ingresso in una base segreta: oltre al controllo dei permessi che ha Svetlana, viene controllato tutto il bus, senza tralasciare ogni singolo sedile e il sotto del veicolo.

Il cantiere è all’aperto, la temperatura sempre sotto zero, per scaldarci si entra a intervalli nella “baracca” adibita a ufficio dove c’è una stufa elettrica Francesco, con il suo completo da sciatore, preferisce stare all’aperto dove si fa intendere dai saldatori Russi con la gestualità; così passo gran parte del tempo con Svetlana che del resto non deve fare altro che starmi appiccicata per tutto il tempo.

Svetlana

L’ho definita “Un quintale di dolcezza”, di circa 28 anni di età, molto intelligente, oltre all’inglese parla lo spagnolo e questo facilita i nostri discorsi in quanto io lo parlo molto meglio dell’inglese.

Tra l’altro, ha avuto la grossa cortesia di prestarmi la chitarra del marito, avendo saputo che quando sono in Italia suono tutti i giorni, così adesso la sera posso strimpellare un po’ nella camera dell’hotel.

Lei è molto interessata ai miei argomenti e questo mi incentiva, così parlo praticamente di tutto come mia consuetudine; parlo della mia vita “italiana” e voglio sapere di lei e della sua famiglia, così vengo a sapere del padre, militare in pensione e del marito, anche lui militare e che si occupa di rivestimenti di sottomarini.

1° panico!

Siamo a Taganrog da quasi una settimana, tutto fila liscio e con Svetlana c’è un ottimo rapporto, ma una mattina qualche cosa non va, lo vedo dal suo viso preoccupato, finalmente appena soli si sfoga: “Marino questa non è Italia questa è Russia!!! Sei troppo curioso!”.

La mente parte rapida e verifica gli episodi che possono avere prodotto tanto effetto, ma poi io ho parlato solo con Svetlana, mentre da come ne parla lei sembrano coinvolte altre persone, probabilmente “sopra” di lei. Ma allora come fanno a conoscere i discorsi fatti con Svetlana?

Philiph

In hotel non c’è il ristorante e spesso la sera andiamo in taxi in centro, al “Mia Italia”, un ristorante elegante che propone veri prodotti italiani, anche l’arredo ricorda l’Italia, dagli antichi romani a una vera gondola esposta al centro di una delle tre sale che si trovano su tre diversi piani,

Una sera, mentre io e Francesco stiamo terminando una cena, arrivano due bicchieri di vodka non ordinati; siamo attirati dal tavolo accanto, dove siedono un gruppo di giovani, uno in particolare alza il suo bicchiere invitandoci a bere.

Avendo risposto all’invito, il giovane Philiph arriva al nostro tavolo con una bottiglia di vodka, ha circa 30 anni, molto alto, dal fisico e in particolare dalle braccia si capisce che fa palestra, ma la cosa più particolare è che parla un italiano quasi fluido.

E’ simpatico e regge molto bene la vodka che beviamo abbondante, io comincio a fare il “buffone” riuscendo a fare spanciare Philiph che si affretta a tradurre alla tavolata dei suoi amici accanto, così che tutta la sala si riempie di risate.

Dopo almeno 2 ore di vodka e risate ci salutiamo, con tanto di abbraccio fraterno e Philiph mi dà il numero del suo cellulare dicendo “Amico, se hai problemi chiamami”.

Il mattino successivo, mentre stiamo andando in fabbrica col pulmino, parlo con Francesco della serata con Philiph e a un certo punto, con il suo tono sempre pacato e sereno, Francesco mi dice: “Ma non hai pensato che Philiph è un agente?”. Detto da lui mi fa pensare!

Sospetti

La “storia” con Svetlana, i controlli per entrare e uscire dalla fabbrica, Philiph, gli uomini della “sicurezza” presenti in tutti i locali pubblici….comincio a rendermi conto che effettivamente non è “Italia”.

Penso che il mio atteggiamento disinvolto e l’essere inconsapevole dello “stile” russo può avere creato sospetti e forse mi stanno controllando: quindi è probabile che controllino la mia camera e quando meglio farlo? La sera in modo che ci siano anche le apparecchiature elettroniche, in particolare il notebook che di giorno è con me in fabbrica.

Ma per fare questo è necessario un tempo sufficientemente lungo e il sistema esiste:

Per non tornare in camera….

Al ritorno da una cena, saliamo nel bar adiacente l’hotel, è un posto molto vivo, ci sono 3 piste da bowling, 4 biliardi e la sala TV con 2 megaschermi.. All’ingresso vengo letteralmente agganciato da una pazza che canta la strofetta “un italiano vero” e dicendo subito dopo “Toto Cutugno”

Le pago da bere per vedere se riesco a bere una birra senza averla addosso (qui mi gioco Claudia! Insieme da quando avevamo 15 anni!), torna e mi bacia (casto) sulla bocca prima che me ne renda conto (giuro!), finalmente si sposta da un’altra parte (è di casa va dietro ai banconi) e arrivano 2 “troppo” per essere vere, provocazione alla iper potenza, perfette, mi sfilano praticamente davanti senza mollare lo sguardo con relativo sorriso ammiccante.

Qui ho visto “traballare” anche il puritano Francesco.

Sono le 11,00, decido che è ora di andare in “branda”. In fondo alle scale mi raggiunge quasi correndo la prima pazza (in un attimo sarei entrato nell’hotel) mi prende la mano e mi TRASCINA verso i parcheggi, cerco di capire, intuisco “macchina”.

La convinco a desistere quando accetto di tornare nel bar, saluto Francesco, che osservava allibito e risalgo al bar con la “pazza”, subito arrivano le 2 “troppo”, adesso sono tre. Idea: è un po’ che non faccio ginnastica e sotto ballano (mi è scoppiata la gioia del ballo facendo ginnastica con la musica, ovviamente solo free dance). Le 2 ballano come professioniste lap dance, arriva anche un bel ragazzino che mi fa evidenti segni di apprezzamento, la 1° pazza mi fa intendere, come se servisse, che è gay (le provano tutte?); in realtà a me basta ballare e posso farlo per ore senza stancarmi. Sono le 2,00, avverto che vado in “branda”, una delle 2 mi abbraccia a lungo, percepisco come un riconoscimento per avere facilitato il loro “lavoro”.

Agente 010

Ormai siamo alla fine del lavoro, scherzo con Svetlana circa il fatto di essere stato preso per un agente segreto e lei subito dice::”James Bond” io allora rispondo umile: ”No! Meno.” e lei con la sua ironia:”Allora agente segreto 006”.

Mi avverte che nel viaggio di ritorno all’aeroporto in minibus ci sarà anche una giovane praticante traduttrice e quindi dovrò parlare con lei in inglese per farla praticare.

Si chiama Galina, è carina, ma si rivela una vera “gallina” con modi da grande signora tutta dedicata alla moda, ogni tanto faccio ridere Svetlana parlandole in Spagnolo, in modo che Galina non capisca anche perché è oggetto delle mie battute.

Così, mentre l’aeroporto si avvicina chiedo a Svetlana cosa ne pensa dell’agente segreto, lei risponde con un gran sorriso:”Agente segreto 010!!”. Promosso!!

Ancora brividi

Alla dogana dell’aeroporto il poliziotto che controlla i documenti mi fa capire che ci sono problemi (parla solo russo), chiamo Svetlana che ancora aspetta la mia partenza, confabula con il poliziotto e affranta mi dice che non posso partire per via del visto che non è adeguato al mio viaggio, nella sostanza ho un visto turistico quando avrei dovuto averne uno per lavoro (in ditta mi hanno detto che è prassi usata normalmente per avere il visto in tempi più rapidi).

Mi siedo sconsolato, mentre Svetlana chiama al cellulare un amico militare che lavora in aeroporto, alla fine la situazione, grazie all’intervenuto, si schioda (sono convinto che comunque si sarebbe risolta, probabilmente con una “multa”). Si parte.

Ancora spy story?

Arrivati a Francoforte indirizzo Francesco verso il “gate” del suo volo per Verona e vado a quello per Malpensa. Mentre bevo l’ennesima birra sento una voce con accento tedesco che alle spalle mi dice: “Come va il mondo?”. Bella domanda, perfetta per me e poi espressa da due perfetti “gentleman” vestiti di tutto punto. La mia situazione alcolica mi spinge in un soliloquio, intervallato dalle risate dei due, durato almeno mezza ora,

Alla fine uno dei due mi fa i complimenti per la bella “recita” (per un attimo ho pensato al senso della parola), forse che un arrivo da Rostov e quindi Taganrog possa richiedere particolari controlli? Nel frattempo arriva Francesco che, come ho lasciato, ha fatto danni: non ha preso il volo per Verona e adesso volerà con me alla Malpensa con relativi disagi.

Secondo viaggio

Questa volta il lavoro si preannuncia più impegnativo perchè devo andare da solo a supervisionare l’inizio lavori di un grosso impianto di trattamento acque, la zona è totalmente diversa da quella di Taganrog, si trova dopo i monti Urali dove inizia la zona Asiatica e quindi Siberiana della Russia.

Il volo da Francoforte mi porta all’aeroporto di Ekaterinburg, poi con una macchina che appositamente mi aspetta, all’alba, percorro 100 Km di campagna e piccoli villaggi a sud-est per arrivare nella cittadina di Kamensk Uralsky.

150.000 abitanti e nessun turista! Capisco subito che non è Taganrog, intanto quasi nessuno parla altra lingua che non il russo, anche all’hotel “Kamer” dove alloggio, pur essendo elegante e pulito, tutto il personale parla solo russo. La città è composta principalmente dai casermoni stile “comunista” grigi, ma con tanto spazio verde tra le varie file di case, ci sono anche tre centri commerciali moderni.

Kamensk Uralsky (ex città “chiusa”) ha come simbolo un cannone a significare che qui venivano costruiti molti degli armamenti che i Russi hanno impiegato nelle loro guerre, si può intuire che la città è una conseguenza delle 2 fabbriche che occupano estensioni veramente enormi.

Routine

Anche qui la giornata lavorativa ha gli stessi ritmi: prelevato all’hotel, controllo all’ingresso, nessuna possibilità di “evadere” fino al ritorno all’hotel accompagnato.

Divido l’ufficio che mi hanno assegnato con dei tecnici italiani di un’altra azienda, loro dormono nell’hotel della fabbrica prospiciente l’ingresso, salgono sul “mio” bus il mattino, con le traduttrici Olga e Natasha, poi qualche chilometro all’interno della fabbrica tra viali e capannoni, fermata davanti all’edificio “B3”.

Ho modo di fraternizzare con Favaretto, veneziano di 54 anni, è il responsabile per la sua azienda e “Sandra” (soprannome) che di anni ne ha 50 e fa il tecnico di software, tutti e due sono perennemente in giro per il mondo da un cantiere all’altro, formano una coppia umoristicamente molto affiatata.

La chitarra

E’ sabato mattino, giornata libera, vado al supermercato dove giovedì ho comperato una chitarra (molto economica ma impossibile da suonare), tratto con Anton, il commesso, il cambio con una migliore, torno all’hotel prendo la chitarra e di nuovo al supermercato, nel frattempo però il direttore ha negato al commesso la possibilità di cambiare la merce. Decido di comperare una ulteriore chitarra e regalo ad Anton la prima. Sono comunque soddisfatto perché la nuova chitarra, che ho provato bene, dà garanzie di “suonare”.

Sono quasi le 11,00 del mattino e potrei fare una suonatina in camera prima di pranzo, così allungo il passo per tornare presto all’hotel.

2° panico

All’arrivo in hotel la signora alla reception mi fa intendere che non posso andare in camera fino alle 16,00! Ma sono le 11,00! Allora chiedo di recuperare i telefonini che sono in camera, ma mi viene negato! Chiedo di telefonare con il telefono della reception, ma la signora vuole fare lei il numero e mi risponde che non c’è linea!? (mai avuto problemi!).

Chiedo chiarimenti al ragazzino che sa un po’ di inglese: “Clean the room” la sua risposta, ma cosa vuol dire 5 ore per pulire una camera minuscola e assolutamente a posto?

A questo punto non ho dubbi, stanno controllando le mie cose, non avrei nulla da temere in quanto non ho segreti da nascondere, ma la cosa mi crea una enorme tensione.

Passo le ore nel ristorante che è vuoto, Nastia, la ragazza di turno al ristorante, capisce la mia situazione e mi da una mano chiedendomi di suonare la chitarra che ho con me.

Finalmente a tardo pomeriggio torna il ragazzino e mi comunica: “The room is clean!” Grande sollievo, ma non ho potuto evitare una tensione enorme che richiede tempo per passare.

Le ”spiegazioni”

Il lunedì mattino recupero adrenalina in modo che Olga capisca bene lo stress subito e chieda lumi all’hotel: ho seguito tutta la telefonata fatta da Olga all’hotel e ho anche avvertito ad un certo punto un imbarazzo di Olga che si allontana verso la finestra facendo una piccola esclamazione, però mi vuole tranquillizzare dicendomi che la versione dell’hotel è che ci sono stati guasti nella mia camera e incomprensioni con la lingua?!

Favaretto ha seguito tutta la mia storia narrata a Olga e commenta che gli pare strano che esistano simili controlli e però aggiunge una frase che mi fa pensare: “…Si a volte può capitare che ti mandano addosso un po’ di belle tose”; si ma per fare cosa? Allora conferma la sensazione che ho avuto la notte a Taganrog, quando si sono inventate di tutto per farmi stare fuori dall’hotel.

Ma perché allora qui non hanno usato lo stesso sistema? Perché la sera ceno sempre in hotel e non esco…..e qui mi si accende la “lampadina”, ma sì! Il venerdì sera c’è stato il tentativo, però allora devo coinvolgere nella “tresca” o Favaretto o“Sandra o tutti e due”.

Mancato adescamento?

Quel Venerdì sera, mentre sono al ristorante ascoltando una cantante in una bellissima atmosfera, arrivano Favaretto e “Sandra”, bella sorpresa! Sono venuti a trovarmi proprio nel mezzo dello show, adesso con loro due in più penso “baraonda!”.

In realtà “Sandra” vuole mostrarmi un altro locale!? (non vorrei, si sta così bene e poi la cantante al ristorante dell’hotel è un fatto eccezionale).

Alla fine mi lascio convincere, prendiamo un taxi e andiamo al “Food House”, un locale senza nessuna attrattiva. Davanti al tavolo dove beviamo una birra, una ragazza mi sorride a ripetizione, ridendo chiedo lumi a “Sandra” che dimostra di conosce la razza e lui mi risponde “gli piaci”.

Ci alziamo per andare e la ragazza fa l’occhiolino (si usa ancora!?) chiedo ancora a “Sandra” e questa volta “allora è MEGLIO che ti fermi”, io allora faccio lo sbruffone con i due dicendo con voce femminile di non concedermi facilmente e dopo avere salutato ritorno in hotel.

Non dovevo tornare per un certo tempo in hotel? Visto il precedente di Taganrog ritengo di si, anche perché questi “fatti” non sono così ricorrenti in Russia e poi considerata anche l’età non credo di essere così “figo” da indurre in simili atteggiamenti in ambito “normale”. Nel frattempo è arrivata la fine della mia seconda “missione” in Russia e me ne torno in hotel.

Terzo viaggio “il ritorno”

Dopo quasi 2 mesi torno a Kamensk Uralsky dove trovo ad attendermi Pietro, che mi ha sostituito e l’ingegnere Giulio B. responsabile della progettazione. Ritrovo i tecnici italiani: Favaretto e “Sandra” il quale mi confida che Favaretto ha una amica poliziotta!?

Questa notizia mi riporta inevitabilmente al venerdì precedente la mia disavventura del passato viaggio.

Adesso siamo a Giugno e le giornate sono lunghissime, il buio va da mezzanotte alle 03,30 dell’alba.

L’ing. Giulio

E’ l’antitesi di Fantozzi, durante la sua presenza, durata poco più del tempo necessario per passare anche il weekend, anche Kamensk Uralsky presenta la sua migliore faccia, sole splendente, il mercatino all’aperto sembra bellissimo, una schiera di ragazzini/e che festeggiano la fine scuola ci coinvolgono a posare con loro per le foto ricordo.

Sopra la “quarantina”, alto, passo tranquillo e fiero, laureato a Padova, ha l’hobby della batteria, suona in un gruppo genere blues, con lui si può parlare di tutto è molto preparato, davanti a lui tutto si semplifica, non esistono problemi; persino il Sabato sera al “Pinta”, più avanti rivelatosi locale poco raccomandabile, tutto appare perfetto.

Il “Pinta”

Li si mangia con sottofondo musicale (solo fine settimana) fornito da una cantante con base, ai tavoli si possono vedere gruppi di donne, anche non giovani, che mangiano bevendo succhi e l’immancabile bottiglia di Vodka che viene vuotata nel corso del pranzo. Ogni tanto si alzano per danzare al centro della sala, scatenate, accompagnando il canto che sempre conoscono.

Il pop russo si sviluppa su tempi molto ritmati e le donne russe sanno ballare molto bene, al contrario degli uomini che appaiono piuttosto goffi e non tutti propensi a ballare.

Giulio e Pietro mi stuzzicano a “rompere il ghiaccio”, aiutato da birra e vodka mi butto nel gruppo danzante, le donne apprezzano e questo è il via per i “due” che partono all’arrembaggio. La “festa” ha il culmine quando una improvvisata animatrice prende in mano il microfono e invita tutti a girare in cerchio compiendo acrobazie fino al limite della caduta a terra. Insomma con Giulio la Russia sembra il parco dei divertimenti.

Un particolare: nel corso della serata appare nel locale “Sandra” che dopo un breve saluto esce, lo seguo fuori e così ho modo di vedere Favaretto e la “amica” poliziotta che li attende alla guida di una macchina; decidono di andare in un altro locale, forse il Pinta è troppo affollato per loro.

La partenza di Giulio è resa indolore dall’arrivo di Davide, il tecnico elettricista, vicentino, 35 anni, perfetto compagno di “viaggio”.

Davide e il Pic-Nic Russo

Nella settimana successiva alla serata del Pinta, ho modo di fraternizzare con Davide, spirito vivace e ironia a fior di pelle, la sua debolezza: la sgasata a 220 all’ora in autostrada con la sua auto sportiva, convive con una graziosa ragazza che mi ha mostrato orgoglioso in foto. Il suo spirito ironico è focalizzato nell’allegato “fumetto”, relativo al nostro Pic-Nic Russo, realizzato al suo ritorno in Italia e che mi ha trasmesso via mail “per tirarmi su di morale”, ma ecco la narrazione:

Tutto inizia con l’invito a passare la Domenica assieme ricevuto da Alexiei, giovane tecnico conosciuto nel corso dei lavori. Nella realtà al momento, ne io ne Davide sappiamo quale sarà il programma, appuntamento fuori dal nostro hotel a tarda mattina. Arriva Alexiei a bordo della sua auto tipo vecchia Fiat125 che ci mostra orgoglioso, chiedendo tra l’altro che valutazione potrebbe avere in Italia, Davide lo brucia con un “ferrovecchi”, si parte: destinazione e programma ignoti.

Dopo uno spostamento in un altro rione della città “imbarchiamo” un lungagnone di 2 metri che abbiamo soprannominato “Big One” e che, vantando un viaggio in USA, ostenta orgoglioso il suo inglese abbastanza fluido, si riparte: mi rendo conto che sto iniziando a sudare dal caldo, vedo che la manopola del riscaldamento dell’auto è al massimo, chiedo a Davide che sta sul sedile anteriore, di abbassare un po’, ma come avvicina la mano alla manopola Alexiei lo fulmina con un minacciosissimo “DON’T TUCH MY CAR!!!”

Davide rimane impietrito, io esterrefatto, ma sdrammatizziamo da buoni amiconi. Altra fermata in altra zona popolare che si prolunga, finalmente posso abbassare il finestrino e accendo una sigaretta completamente sporto dalla macchina, in quello arriva Alexiei: “DON’T SMOK IN MY CAR!!!”

Faccio notare che sono praticamente fuori dall’auto!

Nel frattempo si è unito alla comitiva un giovane vestito di tutto punto con tanto di cappottino, ci dicono che si occupa di affari?! Ha 22 anni!! Quindi diventa immediatamente: “Business Man”.

Altra partenza e altra fermata in una piazzetta, io e Davide cominciamo a guardarci ed ad ironizzare su quali saranno gli sviluppi della giornata, nel frattempo Alexiei armeggia più volte con il cellulare, la premessa sembra anticipare un programma consistente!

Altra partenza e ci troviamo praticamente al punto di partenza!!: Il supermercato vicino al nostro hotel, entriamo e comprendiamo che si tratta di fare spesa, il carrello viene riempito di birre, salsicce, formaggi, pomodori, cetrioli e pane; alla cassa mi sembra logico chiedere se devo contribuire e mostro 1.000 Rubli: mi vengono carpiti di mano con la velocità del lampo senza ricevute ne resto.

Si parte di nuovo, la storia comincia a sembrare eterna, sono passate ormai 2 ore dalla partenza, dico per sdrammatizzare a Davide che sicuro che dopo tanto sbattito la meta è uno chalet con tanto di “belle russe” in trepida attesa. Usciamo dalla città lungo la strada per Ekaterinburg, dopo una decina di chilometri Alexiei svolta a sinistra e infila un sentiero che penetra nei boschi, solita occhiata tra me e Davide con tanto di punto di domanda che aumenta di misura. Dopo 1 chilometro di sobbalzi ci fermiamo in riva a un fiume che sbarra la strada, sembra un bel posto, ma c’è un particolare: la giornata non è certo da pic-nic, è un continuo alternarsi di vento, pioggia e sprazzi di sole.

Mi viene lo sconforto e mi allontano per non iniziare a tirare bestemmie in faccia a qualcuno, ma Davide mi scuote con la sua verve, così decido di agire iniziando con il mio repertorio di improvvisazioni divertendo la comitiva che nel frattempo imbandisce il pic-nic sul cofano della macchina, il prato è bagnato e continua a piovere a sprazzi.

Per sopravvivere ai continui sbalzi di temperatura passo dal giubbotto pesante alla camicia a ripetizione, arrivano altri personaggi, richiamati dalle telefonate fatte da Alexiei, tra cui il grande bevitore di vodka, diventato “Vodka Man” e la ragazza di Alexiei: Alona, una smorfiosetta ma piuttosto carina. Ho con me la mia inseparabile chitarra e improvviso un concertino con le mie composizioni che sembrano essere apprezzate. Così tra una risata una birra e un po’ di vodka passiamo tutto il pomeriggio (in piedi!).

Di nuovo al Pinta

Al nostro ritorno in hotel scopriamo che Pietro, dopo essere rimasto in camera tutto Sabato e parte di questa Domenica perché febbricitante, è andato al Pinta, io e Davide ci guardiamo in faccia stupiti, ma nella realtà penso che Pietro ricorda bene della serata passata la con l’ing. Giulio e incurante della febbre non ha resistito dal ricercare le emozioni vissute.

Decidiamo di raggiungerlo anche perché Davide non conosce il locale.

Il Pinta si trova in un distretto separato della città, al di là del lago artificiale che la taglia in due, 10 minuti di taxi dall’hotel, è praticamente a ridosso alla seconda grossa fabbrica della città di cui si vedono le enormi ciminiere che emanano continuamente nuvole di denso fumo nero.

Vediamo Pietro seduto ad un tavolo e di fronte scopro esserci “Sandra” e la poliziotta.

Quando la poliziotta (in borghese) va alla toilette, “Sandra” si affretta a dirmi con vanto: “E’ la mia amica poliziotta” come se non l’avessi riconosciuta e penso “Favaretto è appena partito per la Tailandia e il lumacone non ha perso tempo”; la sua amica che avevo visto la passata volta era molto più bruttina.

Il locale è veramente troppo pieno, manca quasi l’ossigeno, mi ricorda le vecchie balere dove da ragazzo suonavo con il mio complessino beat, con profumi e ascellame che si mescolano creando un mix agro dolce, mentre beviamo una birra e parliamo al tavolo mi sento chiamare per nome: sono due ragazze, ballerine bravissime che mi hanno riconosciuto dopo che mi avevano già prelevato per ballare con loro la sera dell’ing. Giulio, una moretta veramente scatenata e l’amica bionda, tutte e due molto carine.

La sera procede assieme al tasso alcolico dei presenti, noto un ubriaco che è piuttosto “avanti” e ho l’impressione che mi abbia preso di mira, ho una certa esperienza in merito e conosco certe reazioni, logicamente il mio ballo piace alle donne russe ma non ai maschi.

La mia impressione si concretizza: lo vedo puntare dritto verso di me con occhi pieni d’odio, un gruppo di donne lo ferma a più riprese, gli uomini manco per l’anima. Quando sembra tutto sotto controllo, apparentemente calmo, l’ubriaco riparte di scatto, lo vedo ormai addosso e mi preparo all’urto, fortunatamente all’ultimo, ancora una volta un donnone, si interpone evitando gli inevitabili casini.

Torno al tavolo dove Davide non si è mai mosso e dico che non me la sento di rimanere nel locale, non voglio avere problemi, Davide e Pietro mi seguono: taxi e branda.

Gli ubriachi

Il primo impatto con questa realtà è avvenuto il mio primo Sabato mattino a Kamensk alle 08,00 quando, essendo sull’uscio dell’hotel, vedo 2 macchine della polizia affiancare con tanto di sirene un’auto in parcheggio: un poliziotto apre violentemente la portiera scaraventando a terra con violenza il conducente; ho capito subito che l’uomo è ubriaco fradicio e probabilmente dormiva, con molta energia è poi caricato sull’auto della polizia e condotto via.

Subito dopo in un viale interno vedo un uomo che tenta di sollevarsi dalla posizione sdraiata, sul marciapiede, ma non riesce e ricade come morto.

Col tempo ho capito che ciò è la conseguenza di un rito che ha inizio, in particolare, il Venerdì pomeriggio e termina la notte di Domenica.

Gli ingredienti sono due: birra e vodka, la prima bevuta per strada comprata in uno dei tanti chioschi (i locali sono rari e credo frequentati solo dai meno poveri), mentre la vodka è consumata con il pasto e post-pasto in notevoli quantità.

Conseguenza: gente che gironzola incapace spesso a reggersi in piedi. In particolare, una Domenica mattina, dopo una delle tante feste cerimoniali patriottiche, la piazzetta antistante il mercato ha tutte le numerose panche occupate da dormienti, due poliziotti stanno iniziando il “recupero”, uno degli ubriachi si accorge e tenta di allontanarsi attraversando la strada, io sono dietro e mi chiedo come possa riuscire: ciondola da tutte le parti, lo supero e subito sento un tonfo alle spalle, è a terra sul marciapiede con posa innaturale, da svenimento. La numerosa gente di passaggio lo scansa come non esistesse, nel frattempo arrivano i poliziotti e lo “recuperano”.

Intanto è avvenuto il “cambio di guardia” tra i tecnici italiani e al posto di Favaretto (volato in Tailandia) arriva L’ing. Pierluigi I. con lui il tecnico di software Eraldo e il sempre presente “Sandra”.

I Russi per semplificare il nome lo chiamano semplicemente Luigi, lui è la mia fortuna perché sono in crisi per una serie di circostanze, Luigi è una ventata di energia e ottimismo, è del segno del leone e la solarità e molto evidente.

Luigi “Totanone” (da Totano 1 - a Totano 2….)

Laureato al politecnico di Milano, 45 anni, si fa subito conoscere con i suoi motti, di cui: “Adattarsi-Improvvisare-Raggiungere l’obbiettivo” e sicuro lui ne avrà bisogno perché il suo compito lo richiede!

Quando gli impianti non gli ubbidiscono li aggredisce con piglio da “marines” è veramente professionale, ma sempre senza perdere lo spirito goliardico e fortemente ironico, ma il suo problema sono gli specialisti dei software che lo affiancano: lui non perde (quasi mai) la calma anche perché “Sandra” è un vero artista e cerca di imbonirselo con tutta una serie di moine da vera “checca”.

Il suo pensiero è sempre rivolto a Diogo, figlio adottivo di 10 anni di origine brasiliana, tra breve potrà ottenere una nuova adozione. Quando va ai reparti dice di innamorarsi sempre di qualche addetta ai carroponte, vuole che gli scrivo la canzone “Carroponte 34”. A rendermelo più simpatico è che suona la chitarra veramente bene, ha suonato anche lui in un gruppo e ama la mia stessa musica.

Spesso mi richiama come fossi Diogo per le mie intemperanze, con lui la Russia è meno dura, mi dà quella umanità di cui ho bisogno, una sera mi ha invitato al loro albergo, dove lui funge da cuoco nella cucina comune e sapendo che gradivo gli gnocchi al gorgonzola è riuscito a realizzare, con il Roquefort (non c’è il gorgonzola al supermercato), un piatto eccezionale, tutto rigorosamente fatto a mano, gnocchi inclusi.

Lui e Eraldo ironizzano ogni tanto sui presunti controlli che ritengo avere subito sia a Taganrog che qui a Kamensk, fin a quando... ... .

Ritorna la spy story?

Siamo io Luigi ed Eraldo tutti e tre in piedi e ci stiamo parlando, improvvisamente il telefonino con sim Russa che porto alla cinta, inizia a “parlare” in russo e dopo qualche attimo si interrompe, guardo i due e accenno al fatto che non è certo fonte del mio corpo quel suono e chiedo stupito cosa pensano. Luigi dice: “eh Marino, hanno sbagliato a schiacciare un tasto, hai il telefonino sotto controllo e possono ascoltarti in ogni momento”, ma ormai le paure sono passate, quando si conosce una realtà la si teme meno e poi cosa devo temere?

Allora trasformo la storia in gioco e il giorno successivo, sabato mattino, prendo la chitarra e me ne vado nel prato adiacente l’hotel e approfittando della bellissima giornata, faccio un concerto al telefonino piazzato bene davanti perché prenda le onde della mia performance.

Se non altro l’idea che qualcuno mi ascolta mi fa suonare più concentrato e meglio.

Alexiei

E’ il giovane tecnico Russo con il quale ho avuto più rapporti extra lavoro, penso rappresenti la nuova Russia, non beve, non fuma, molto professionale nel lavoro, parla inglese e ha una spiccata vocazione per gli affari. Non accontentandosi della sua professione si ingegna per aprire sbocchi commerciali: durante una festa commemorativa ha messo in piedi la vendita di elio necessario per i molti palloncini che hanno riempito il cielo durante la festa. Non è religioso e crede molto nelle sue capacità per realizzare il suo sogno di ricchezza.

Sono alla fine del soggiorno durato ben 37 giorni e con gioia ritorno nella cara Italia.

Tre settimane e poi…..quarto viaggio.

Ero convinto che non sarei più stato mandato in Russia anche perché mi rendo conto di avere rotto le scatole a più riprese e a più persone della ditta che là mi ha mandato, ma hanno bisogno e io del resto ho abbandonato i miei lavori tradizionali e necessito di lavorare, quindi dopo tre settimane di “recupero” riparto.

Questa volta sono molto più tranquillo, ormai credo di essere abbastanza consapevole di tutto quello che mi può accadere e di come agire per non avere problemi.

Trovo Enrico (giovane ingegnere di 35 anni che mi ha sostituito 1 mese) ormai alla frutta, a parte il lavoro quello che più gli ha nuociuto è la poca propensione al sorriso delle ragazze e il fatto che non c’è modo di dialogare per via della lingua.

Con Enrico subito “barabanda”

La sera della sua partenza abbiamo festeggiato Enrico, con “Sandra”, presso il chiosco “Manadios”, dove offrono spiedini e bevande sotto una tenda e all’aperto. Proprio ad un tavolo all’aperto, mentre stiamo bevendo l’ultima birra, veniamo richiamati dalla tavola accanto.

Un energumeno in canottiera, tutto tatuato, di circa 50 anni, ci “mostra”, apparentemente come “merce”, una donna sui 40 e dalle vesti e modi inequivocabili.

E’ il pretesto per approfondire: gli “amici” sono piuttosto allegri, ma non sembrano aggressivi, nonostante le lingue diverse e con tutti gli aiuti possibili capiscono che siamo tecnici italiani e che sappiamo tutti suonare la chitarra: perfetto! “l’italiano con la chitarra in mano” che TUTTI i russi conoscono.

Ci fanno capire che si stanno organizzando per reperire una chitarra?! Capiamo di esserci fatti coinvolgere e che però a quel punto BISOGNA essere amici fino in fondo.

Arriva addirittura un amplificatore e una chitarra elettrica!! Mi sembra eccessivo, ma mi butto e provo ad accordare la chitarra, ma impossibile: è un vero catorcio, tento di regolare l’amplificatore e mi rassegno a suonare in condizioni pietose, ma provo ad ovviare buttando l’anima.

Butto tutto quello che mi viene a getto e alla fine chiedo aiuto a Enrico che mi sorprende inventando al volo accordi di vecchie cover italiane e internazionali che tutti conosciamo, devo dire che Enrico ha veramente offerto una performance eccezionale: l’ho visto preso in vera enfasi artistica.

L’apoteosi, scadendo un po’ di tono: “Oh sole mio” a squarciagola cantata assieme ai Russi, senza accorgerci che nel frattempo sono arrivate le 03,00 del mattino!

Mi rendo conto di essere partito spavaldo, ma devo dire che è stata la cosa giusta.

Nel frattempo non sto dormendo al solito hotel “Kamer”, ma presso l’hotel della fabbrica condividendo la cucina con Luigi e “Sandra “ che ho così modo di conoscere meglio.

“Sandra”

E’ veramente un personaggio, nonostante i violenti scontri causati dalle nostre opposte posizioni per il modo di concepire la vita, mi riesce simpatico, ma la sua è un’arte.

50 anni, divorziato si sta per risposare dopo una ulteriore convivenza, non vive in Italia penso per motivi fiscali, lui in Russia si trova bene, ma secondo me corre anche qualche rischio.

Sigaretta fissa in bocca: anche in doccia “sennò si annoia”, è quasi sempre nella “parte” tipo vecchia baldracca e da lì: “Sandra” appunto. Pelle bianca e pancetta, ma quando vuole fare il “figo” la giacchetta di pelle nera e gli occhiali oscurati con la borsetta stile “freak”, gli conferiscono il fascino del “vissuto”.

Luigi gli ha contato 160 messaggini tra inviati e ricevuti in un’ora!! Riesce a messaggiare in qualunque circostanza, facilitato dal suo rudimentale russo ha aperto una serie di contatti con altrettante amiche: una sera dopo una telefonata ricevuta mi ha detto pensieroso che si trattava del marito di una amica e che lui ha fatto finta di non capire nulla.

Sono testimone con Luigi di come nell’arco di una corsa abbia aperto un rapporto con la (sposata) taxista, Luigi giustifica il comportamento delle donne Russe per il fatto che non conoscono la dolcezza da parte dell’uomo e quando la trovano si lasciano trasportare.

Ho provato a sondare più volte, anche in modo esplicito “Sandra”, circa il Venerdì precedente la lunga 5 ore “pulizia” della mia camera, anche in relazione della “amica “ poliziotta (nel frattempo sparita), la mia idea è che l’amicizia tra Favaretto, “Sandra” e la poliziotta sia nata a seguito della necessità che qualcuno che mi conosceva mi portasse quel Venerdì sera fuori dall’hotel Kamer.

La festa dei soldati

Ho stabilito una minima comunicazione con i ragazzi del cantiere, aggrappandomi alle poche parole di Russo imparate ed alla mimica e così vengo a conoscenza dai loro accenni che il fine settimana devo restare ben chiuso in hotel?! Approfondisco: Sabato e Domenica è la festa dei soldati e di tutti i reduci e in questi giorni tutti i forestieri corrono rischi potendo essere presi di mira come vecchi o nuovi nemici, addirittura per i nostri tratti possiamo essere scambiati per caucasici piuttosto odiati per le recenti storie.

Fin dal Venerdì sera inizio a vedere, dall’hotel, caroselli di macchine con clacson accesi e bandiere ai finestrini, capisco che è una cosa molto sentita e tollerata.

Resisto in hotel fino alle 4 del pomeriggio di Sabato, quando ritengo che il chiosco sito a 100 m. dall’hotel, in genere frequentato da famiglie, non sia pericoloso.

Sembra semivuoto alla prima occhiata, prendo una birra al banco e mi siedo all’ultimo tavolino, ho appena iniziato a bere quando mi accorgo di essere entrato nel “mirino” di un probabile mio coetaneo, rosso in viso e bello “pieno”.

È seduto al tavolo opposto, in fronte a me, con due “compari” girati di schiena. Noto che hanno la stessa maglietta a righine bianche e azzurre orizzontali, il mio dirimpettaio porta anche un baschetto con stemma, mi guarda fisso con faccia cattiva e batte forte il pugno sul tavolo dicendo cose incomprensibili ai due compagni.

Mi rendo conto che mi sto mettendo in un pasticcio e accelero la bevuta, ma come entro in pensieri di allerta arriva il primo di schiena con due bicchieri pieni di vodka, una quantità esagerata: sorride , ma sono in guardia, cerco di rifiutare , ma più insisto e più svanisce il sorriso.

Al fine di prendere tempo decido di accettare il rito: braccia incrociate e bere tutto in un fiato, intanto sono arrivati gli altri due, mi fanno intendere che sono stati paracadutisti e mimano con vanto quante persone hanno ucciso, cercano di spaventarmi, il “capo” insiste a battere il pugno a tutta forza e ogni volta la mia birra vola.

La ragazzina del chiosco capisce la situazione e cerca di intervenire in aiuto parlando loro, ma niente li smuove. Mentre sto prendendo in considerazione lo scatto repentino per arrivare fino all’hotel, si siede al nostro tavolo un giovane che focalizza l’attenzione dei tre: ne approfitto al volo e come la pantera rosa porto la bottiglia vuota al banco e prendo fulmineo l’uscita andando spedito fino all’hotel.

Così senza grossi scossoni la mia quarta esperienza Russa è alla fine, annunciata dall’arrivo di Marco, un bravo e sensibile tecnico di software con idee “indiane”, con il quale ho ben legato e il ritorno dell’ing. Giulio che deve avviare l’impianto ormai quasi tutto installato.

Marco è molto preoccupato degli ubriachi, in quanto messo in guardia da un’amica Russa che vive in Italia, ma lo tranquillizzo dicendogli che con l’ing. Giulio tutto splende e si semplifica, l’ultima sera ceniamo assieme e per festeggiarmi si prolunga con bevute di Vodka (‘mazza quanto beve l’ing. Giulio), mi rendo conto di essere ubriaco.

La notte delle gaffe

Infatti mi addormento contro volontà, faccio aspettare l’autista che deve portarmi all’aeroporto quasi un’ora e solo dopo essere stato svegliato bruscamente dal poliziotto di turno, ancora confuso, dopo avere percorso 100 km. di strade di tutti i tipi, alle 03,00 dell’alba sono all’aeroporto di Ekaterinburg.

Essendo arrivato con Luftansa da Francoforte cerco l’analogo volo di ritorno, ma non esiste?! Comincio a pensare di avere letto male la prenotazione elettronica che ho nelle mail, Come sempre nessuno parla inglese e non si vedono le sedi delle compagnie di volo. Cerco una connessione internet, per leggere la mail che stupidamente non ho ne scaricato ne stampato, ma l’aeroporto è sprovvisto di collegamenti. Capisco che il volo Luftansa è per il giorno dopo e quindi mi rassegno al fatto di avere sbagliato nel leggere la data. Decido di prendere un taxi e con il solito ostacolo della lingua faccio intendere all’autista che cerco un hotel nelle vicinanze.

Mi porta al centro di Ekaterinburg nel Parkinn, credo il migliore della città, come del resto hanno confermato servizi e prezzi. In camera c’è il cavo di collegamento a Internet, allora attacco immediatamente il notebook e scopro con stupido stupore che il mio volo non è Luftansa, ma Austrian con destino Vienna! Quello che davano in partenza alle 05,30 quando ero all’aeroporto!!!

Esco come un razzo dall’hotel e ripiglio un Taxi, per arrivare all’aeroporto servono 20 minuti e forse ce la faccio, vedo le signorine del Chek-in ancora al banco, ma la risposta è secca: “troppo tardi!” Inoltre il prossimo volo Austrian è tra due giorni, a questo punto mi è passata anche la ciucca e mi rimane la desolazione, prenoto con tanto di supplemento il volo di dopodomani e pensare che probabilmente il cambio di compagnia è stato un segno di attenzione della ditta, per farmi passare il Ferragosto a casa, adesso lo passerò in una città che non conosco a causa della mia “confusione” totale.

Ekaterinburg

Dopo una dormita consolatrice e dopo avere fatto colazione alle 11,00 di mattina vado alla scoperta di Ekaterinburg, non pensando di visitarla non mi sono preparato, in albergo ho appreso da un opuscolo che la città è importante per lo sterminio della famiglia degli zar: è qui che è stata distrutta l’intera famiglia a seguito della rivoluzione nel 1918, mi sono anche fatto consegnare una mappa del centro per tentare di orientarmi, spero di potere vedere le cose più significative.

Ekaterinburg si presenta fin da subito come una città veramente bella e turistica, niente a che fare con Kamensk, ci sono laghi e fiumi, i giardini sono molto colorati con numerosi fiori, si possono ammirare monumenti un po’ in ogni angolo, le passeggiate sono molto ampie e frequentate.

La città tende al super moderno, lo si nota soprattutto dalle forme della nuova edilizia fatta da enormi grattacieli rivestiti in vetro, spesso con davanti costruzioni storiche che fanno ritenere che la città antica fosse realizzata tutta con il legno che è abbellito con tantissimi intarsi.

Dopo avere camminato senza sosta almeno 2 ore mi siedo su una panca al lato del fiume e mi godo la brezza che fa da contrappunto alla bella giornata di sole, adesso mi manca solo di approfondire la storia degli zar e Ekaterinburg mi riserva ancora un dono:

Sonia

Forse voleva solo praticare l’inglese con un turista, fatto sta che si siede sulla mia panca e mi chiede di accendere una sigaretta, ne approfitto per chiedere ovviamente se parla inglese e per avere notizie degli Zar.

E’ il giorno del suo compleanno (20 anni) e per festeggiare ha fatto un viaggio sola di un giorno e una notte in treno, da una città della Siberia centrale per visitare come regalo Ekaterinburg, la sera prenderà il treno di ritorno: altra notte e giorno di viaggio! Cammina dalla mattina, ma si offre gentilmente di accompagnarmi nel luogo della strage della famiglia reale.

Al posto del sito della strage degli Zar è sorta una basilica, chiamata la cattedrale del sangue, il nome deriva dal ricordo del luogo esatto in cui avvenne l’eccidio, attorno sono affisse le gigantografie della famiglia ricavate da vecchie fotografie, è un luogo molto frequentato dai turisti che possono visitare anche il cimitero dove riposano i corpi della vecchia famiglia regnante su tutta la Russia imperiale.

Con Sonia ho parlato ininterrottamente credo per 4 ore, abbiamo parlato di tutto dalla filosofia ai paradossi scientifici, dalle attualità russe a come vivono e pensano e di come siamo noi Italiani che lei ammira per quello che raccontano i Russi al ritorno dall’Italia, sembra veramente interessata e preparata, studia lingue e psicologia.

Mi ha detto che i miei discorsi gli ricordano suo nonno che lei ritiene anche il suo maestro e ha aggiunto una cosa che avrei voluto dire io e cioè che nonostante le distanze fisiche e culturali alla fine emergono cose molto simili, positive e comuni e la cosa dà molto piacere e conforto.

Insomma la Russia ha voluto salutarmi con un sorriso quasi a scusarsi per qualche “spigolosità” e lasciandomi la convinzione che come sempre esiste una speranza legata al modo di pensare delle nuove generazioni che necessitano avere conferme circa la possibilità di vivere bene e in armonia.

Marino